Pizzeria Ambaradan: quando il prezzo della pizza lo decidi tu!

Pizzeria Ambaradan

Ha avuto un’eco nazionale l’iniziativa della pizzeria Ambardan che ha aperto da poche settimane a Milano in via Castelvetro: il prezzo della pizze, dei dolci e persino della birra artigianale lo decidi tu in base al tuo grado di soddisfazione.

Vuoi un esempio? La tua pizza marinara potrai giudicarla su una scala composta da tre gradini: Migliorabile – Buono – Ottimo. Ed il prezzo che pagherai sarà consequenziale: 5 € – 6 € – 7 €. Se deciderai di pagare il conto massimo, la differenza tra Ottimo e Buono andrà al personale del locale.

Iniziativa di marketing, certo, ma anche di apertura e voglia di dialogo con la clientela che ormai a Milano è diventata molto esigente in fatto di pizze!

Titolare della pizzeria Ambaradan è Paolo Polli, ben noto per le sua birra artigianale BQ ed i locali collegati.

Per cominciare ho assaggiato una montanarina fritta con zucca violina e pecorino, molto molto buona sia nell’impasto, sia nella frittura leggera e, da ultimo, anche nell’abbinamento zucca / pecorino veramente azzeccato.

Veniamo alle pizze. Come sempre quando vado per la prima volta in una pizzeria sono andato sul classico, quindi Marinara e Margherita. Le pizze sono di stampo napoletano con cornicione medio e cottura, in forno a gas, molto attenta e non troppo rapida. Insomma la pizza non rischia di arrivare poco cotta ma non è di certo croccante! Il mix di farine utilizzato è di tipo 1 (in prevalenza) e di tipo 0, con un’idratazione del 74%.

Mi è piaciuta molto la Margherita i cui ingredienti sono di grande qualità, in particolare il pomodoro mi è parso eccellente. Non vi è alcuna spolverata di grana e l’olio, molto delicato, è usato con parsimonia. La pizza risulta leggera, digeribile e gustosa. Lo stile elegante è confermato anche sulla Marinara che avrei forse preferito con un po’ più di “grinta”, insomma aglio e origano avrebbero dovuto, a mio parere, caratterizzare di più il sapore della pizza.

Molto interessanti i dolci, le cui porzioni sono piuttosto generose. Ho assaggiato un cremoso al cioccolato molto buono ed un tiramisù gustoso e “lieve”.

Insomma, un’altra pizzeria da frequentare assiduamente!

#Enozioni2018: i migliori assaggi all’evento AIS Milano

#Enozioni2018 a Milano

L’AIS Milano inizia il 2018 con il passo giusto: #Enozioni2018. Si è trattato di un evento di ben tre giorni (26-27-28 gennaio 2018) interamente dedicato al vino. Tra cene di gala, premi, seminari e banchi di assaggio.

#Enozioni2018 a Milano
#Enozioni2018 a Milano

Ho partecipato ai due banchi di assaggio del 28 gennaio: uno dedicato ai vini naturali e l’altro ad un Giro d’Italia attraverso il vino con aziende agricole selezionate a cura dell’AIS.

Oggi ti racconterò solo dei vini che mi hanno colpito maggiormente nel corso dei banchi di assaggio per una volta non troppo affollati e che davano l’opportunità di un tranquillo dialogo tra degustatori e produttori.

Nella sezione dedicata ai vini naturali molti i bicchieri di interesse.

Rkatsiteli 2016 - Pheasant's Tears
Rkatsiteli 2016 – Pheasant’s Tears

 Il colpo di fulmine l’ho avuto per un vino georgiano. Si tratta del Rkatsiteli 2016 di Pheasant’s Tears: il vino fermenta e affina nelle anfore interrate tipiche della Georgia (Qvevri). E’ un vino che può spiazzare ma proprio per questo mi ha rapito. Il colore è dorato con riflessi color ambra, evidente lascito della lunghissima macerazione a grappoli interi. Il naso è molto complesso: mandorla amara e miele, si gioca con una lieve ossidazione mai prevaricante, poi fiori dolci e scorza di arancia. Al sorso il vino è decisamente tannico anche considerando che ci troviamo al cospetto di un orange wine. La morsa tannica non blocca però lo sviluppo, anzi dà sapore e sostiene una progressione dettata da acidità e sapidità. La chiusura è lunghissima su ritorni di radice di liquirizia.

Altro vino molto intrigante il Priorat Muscat 2014 di Terroir al Lìmit, un vino biodinamico spagnolo in cui le caratteristiche aromatiche del vitigno di partenza passano decisamente in secondo piano. I giallo oro del bicchiere offre al naso albicocca fresca, erbe aromatiche, uva passa e fiori appassiti. Il vino è ampio ed agile allo stesso tempo. La grande dinamica in bocca lascia sul cavo orale una scia salata, in vino risulta denso in sapore ma snello al sorso.

Per chiudere con i vini stranieri non può mancare lo Champagne g.c. Extra-Brut Shaman 13 – Marguet, un vino ottenuto da un blend di pinot noir (in prevalenza) e chardonnay che unisce complessità, droiture e personalità ad una facilità di beva disarmante.

Passando ai vini italiani mi ha colpito per la seconda volta di seguito (la prima volta era stato al Live Wine 2017, qui il resoconto) il Catarratto Saharay 2015 di Porta del Vento. Molto centrati e golosi anche i Dolceacqua 2016 di Maccario Dringenberg, in particolare il Luvaira, già in beva in questo momento, ed il Curli che invece risulta più compresso ma di grande prospettiva, ci scommetto!

Un plauso anche ai convincenti vini Marta Valpiani, in particolare al “Rosso” Romagna Sangiovese Superiore 2015 e al “Crete Azzurre” Romagna Sangiovese anch’esso 2015: vini floreali, “ciliegiosi” e sfaccettati, sapidi e dal tannino fitto e fine, con una complessità speziata in più a favore del Crete Azzurre.

Giornata ricca di assaggi interessanti a #Enozioni2018, non mancherò di certo alla prossima edizione ad inizio 2019 e naturalmente ti terrò informato dell’evento!

Malvasia Istriana 2016 – Lupinc

Come sai i vini del Carso li frequento con una certa regolarità. Questa volta ti parlo però di un produttore che non ho mai commentato su questi schermi. Si tratta di Lupinc, un’azienda che fu tra le prime del Carso ad imbottigliare i propri vini.

Venezia Giulia IGT Malvasia Istriana 2016 - Lupinc
Venezia Giulia IGT Malvasia Istriana 2016 – Lupinc

Venezia Giulia IGT Malvasia Istriana 2016 – Lupinc

La malvasia istriana viene ottenuta tramite con una brevissima macerazione e senza inoculo di lieviti selezionati. Il 50% del vino affina per 9 mesi in botti di rovere, il restante 50% in inox.

Il vino si presenta in veste molto chiara (paglierino con riflessi verdolini), quasi a sottolineare la scelta produttiva originale da queste parti di non macerare lungamente sulle bucce.

Il naso è chiaro anch’esso: pesca bianca, agrumi, erbe aromatiche accennate…

La bocca in questa annata risulta relativamente rotonda, senza grandi asperità e con un leggero deficit di freschezza rispetto a quanto mi sarei aspettato. L’alcol pizzica leggermente ma lo sviluppo è progressivo e sapido il sorso.

Buona lunghezza su ritorni agrumati.

83

Plus: vino preciso, compìto e in qualche modo rassicurante, con grande coerenza naso/bocca.

Minus: da un vino del Carso mi aspetto anche spigoli, vento, sassi e asperità assortite…mi manca un po’ il carattere asciutto e minerale dei vini di questo territorio.

Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo alla cieca

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello

Come augurare buon compleanno ad un amico degustatore che si proclama “eno-gay”? Vietati i vini marmellatosi, bandito il tannino graffiante, si accettano solo vini sapidi, dall’acidità pronunciata e possibilmente non troppo alcolici.

Poche ma chiare le regole di ingaggio degli invitati. Qualcuno si è attenuto strettamente al diktat, qualcun altro un po’ meno, ma altrimenti che degustazione alla cieca sarebbe stata?

Ecco i vini che abbiamo bevuto:

Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo
Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo

Champagne “Assemblage” Extra Brut 2008 – Bruno Paillard

Agrumi, fiori bianchi e gesso tratteggiano una bocca austera e rigorosa. Bolla fitta e sottile, sorso elegante. Acidità poderosa ma assolutamente in filigrana al corpo del vino. Nessuno squilibrio, un insieme molto armonico per un finale decisamente lungo e salato. Champagne ancora giovanissimo. Essenziale ma non disadorno.

Champagne 736 Extra Brut “Dégorgement Tardif” – Jacquesson

Qui la frutta c’è ed è anche gialla, accompagnata da tocchi di burro, zenzero ed una intensa mineralità calcarea. Bolla fittissima e fine. Saporito e di ottima struttura, la materia si percepisce nel finale sapido e di gran volume. Il vino è ancora compresso, darà il meglio di sé negli anni a venire. Classe arcigna, ripassare tra un lustro.

Meursault Tillets 2009 – Dom. Roulot

Burro, erbe di montagna, frutta gialla, frutta secca (nocciole), un accenno di polvere pirica. Bocca potente, ampia ma profonda. Legno gestito con grande maestria senza concessione ad alcuna “dolcezza”. Esuberanza regale.

Chablis 1er cru Montmains 2007 – Tremblay-Marchive

Olfatto cangiante e a tratti sorprendente: frutta gialla, cera d’api, mango, pepe bianco…bocca sapida e agrumata, con un’acidità ben pronunciata. I 10 anni di vetro hanno fatto bene al vino il cui sorso è risolto, ampio e disteso nel retrogusto di burro e limone. Stiloso.

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello
Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Il colore del nebbiolo di Giuseppe Mascarello lascia sbigottiti: luminosissimo, vivace, chiarissimo rubino con sfumature di rosa e lilla che si rincorrono. Il naso è fantasmagorico: roselline, succo di melograno, fragole di bosco, gomma pane…e ti viene voglia subito di berlo. La bocca è scorrevole e saporita, profonda ma anche di una certa vigoria alcolica (come se una materia tanto agile non riuscisse del tutto a contenerne l’esuberanza). Nel bicchiere continua a migliorare. Difficile chiedere di meglio ad un “semplice” nebbiolo. Psicadelico.

 

 

Givry 1er cru “Le Vigron” 2014 – Vincent Lumpp

Olfatto che porta immediatamente alla Borgogna: chinotto, spezie orientali, cola, viola, cannella. La bocca è scorrevole, l’acidità accompagna lo sviluppo che lascia la bocca saporita e succosa. Non certo un Borgogna complesso ma molto piacevole. Semplicemente gustoso.

Morey-Saint-Denis “Très Girard” 2008 – Cecile Tremblay

Questo Borgogna è invece più “serio”, senza però perdere in piacevolezza di beva. Il naso è sulla mineralità scura, il bosco (pigna) e la china. Bocca potente e acida, profonda e sapida. Molto lungo con retrolfatto di rose. Pugno di ferro in guanto di velluto.

Barolo Santo Stefano di Perno 2007 – Giuseppe Mascarello

Qui ci troviamo di fronte ad un grande vino senza se e senza ma. Naso di frutta rossa accompagnato da un tocco minerale (catrame), poi arancia matura, corteccia, sbuffi balsamici. Bocca potente, saporitissima ma dal tannino affusolato benché fitto. Molto lunga la chiusura che lascia nel cavo orale ricordi floreali. La potenza è nulla senza il controllo.

Pizzium, 3 pizzerie a Milano in meno di un anno. Ma la pizza com’è?

Pizzium: pizza Campania

Clamoroso il successo che sta ottenendo a Milano Pizzium. Tre aperture in meno di un anno. Alla prima pizzeria aperta in via Procaccini è seguita la seconda in via Anfossi ed ora è stata annunciata la nuova apertura in Viale Tunisia: il tutto in meno di 12 mesi. Per non parlare dell’imminente apertura di Brescia.

La ricetta è semplice e forse il suo successo deriva da questo: un menu fatto di pizze “regionali” che permette di mangiare delle pizze di stampo napoletano viaggiando per lo stivale; scelta accurata delle bevande (birra e vini in mescita non banali); ambiente giovane e fresco; prezzi centrati ed in linea con l’offerta di qualità.

E la pizza? Sono andato più volte a provare Pizzium (via Procaccini) e devo dire che la pizza è sempre stata molto piacevole, leggera e digeribile, curata negli ingredienti e dalla cottura attenta (il forno è a gas il che, secondo molti, garantirebbe una maggior uniformità proprio in fase di cottura).

Pizzium: pizza Campania
Pizzium: pizza Campania

Nella mia ultima visita ho assaggiato la Campania (Provola affumicata Caseificio Fior d’Agerola, salsiccia fresca artigianale Salumi Maestro Enrico e friarielli campani Sole e Terra del Vesuvio) che è risultata decisamente soddisfacente e direi “delicata”. Nessuna pesantezza, gli ingredienti non sovrastano la pizza ma accompagnano l’impasto elastico e non particolarmente sapido. Una pizza che forse pecca leggermente in “golosità” in favore però di un’impostazione che privilegia l’eleganza.

Più golosa e dagli accostamenti azzeccati è risultata la pizza Basilicata (Pomodorini rossi, scarola e olive nere).

Sarà capace Pizzium di crescere ancora mantenendo costante ed uniforme la qualità delle pizze delle sue diverse location? Se ci riuscirà in breve tempo potrebbe diventare la prima catena di pizzeria di stampo artigianale.

I 5 post più letti del 2017

Prosekar

E’ sempre divertente analizzare il traffico di Vinocondiviso e scoprire quali sono gli articoli che hanno avuto più traffico e quelli che ne hanno avuto meno, ci sono sempre sorprese all’orizzonte. Oggi, con la scusa di augurarti Buone Feste e nell’attesa del Nuovo Anno, ho deciso di pubblicare la classifica dei post più letti del 2017.

Se c’è qualche post che hai amato particolarmente e che non risulta in classifica…condividilo parlandone nei commenti!

 

# 1 I profumi del vino: il burro

La rubrica “I profumi del vino” è senza alcun dubbio, e per me è stata una sorpresa, la categoria più letta e meglio indicizzata sui motori di ricerca. Tra i vari post dedicati agli aromi del vino vince nettamente l’approfondimento dedicato al burro.

Link -> burro

# 2 Intervista ad Andrej Bole, il viticoltore schierato a favore del Prosekar

In questa intervista Vinocondiviso ha dato voce al Comitato per il Prosekar, spiegando cosa ha a che fare l’antico vino carsico Prosekar con il Prosecco di oggi.

Link -> Prosekar

#3 Borgogna rossa accessibile: l’ossimoro enoico messo alla prova da 7 bottiglie

Nel post in oggetto Vinocondiviso ha indagato sui pinot nero di Borgogna ad un prezzo accessibile. Compito quasi improbo… e non certo per colpa della qualità dei vini borgognoni, che non manca, quanto piuttosto delle quotazioni stellari che hanno raggiunto tali vini.

Link -> Borgogna accessibile

# 4 Intervista ad un enologo che ha abbandonato i lieviti selezionati alla ricerca dell’emozione

In questo post ho invece intervistato David Casini, un enologo che ha scelto di abbandonare i lieviti selezionati in cerca di spontaneità ed emozioni. Punto di vista interessante anche perché lontano da ogni integralismo.

Link -> Intervista David Casini

# 5 Mare e Vitovska

Articolo di approfondimento sulla regina del Carso, la vitovska.

Link -> Mare e Vitovska

Capuano’s e la sua imperdibile pizza fritta

Pizzeria Capuano's

Luigi Capuano è un pizzaiolo napoletano a Milano ormai da parecchi anni, ben prima dell’hype che ha portato nel capoluogo lombardo Sorbillo, Michele Condurro, Starita, Giuseppe Vesi…solo per citarne alcuni.

Pizzeria Capuano's
Pizzeria Capuano’s

Negli ultimi anni le ottime pizze di Luigi Capuano si mangiavano (e si continuano a sfornare ancora oggi) presso la pizzeria Anema e Cozze di via Orseolo. Ma è solo da pochi mesi che ha aperto a Milano una pizzeria che porta il suo nome: Capuano’s in via Londonio 22 a pochi passi da altre due notevoli pizzeria come Pizzium e Sciuscià, entrambe in via Procaccini.

Ma…come si mangia? Dopo esserci stato più volte posso dire che pizza e servizio sono di ottimo livello: personale cordiale e sorridente, forno ben in vista, spazi ampi e puliti oltre che piacevolmente arredati. La pizza è napoletana classica senza cedere alla moda degli ingredienti esotici (il menù è comunque piuttosto articolato) e senza cornicioni esageratamente gonfi. Impasto molto buono e con la giusta sapidità, elastico e soffice, cornicione ben lievitato senza raggiungere dimensioni “a canotto”.

L'Antica, la pizza fritta di Capuano's
L’Antica, la pizza fritta di Capuano’s

La cottura nelle mie visite è stata perfetta, con Luigi Capuano sempre al comando delle operazioni anche a pranzo. Sugli ingredienti nulla da dire, in particolare molto buono il pomodoro e l’olio EVO, versato a crudo sulla piazza appena uscita dal forno.

Ma il vero punto di forza di Capuano’s è la straordinaria pizza fritta, la migliore della città.

Quella che vedi in foto è la pizza fritta L’Antica, con ricotta, provola affumicata, pepe, grana, cicoli, basilico e pomodoro.

La pizza si presenta splendidamente rigonfia e calda, croccante la pasta esterna. Appena la forchetta la incide si sgonfia facendo fuoriuscire l’invitante odore degli ingredienti all’interno…Il primo morso è dolcemente “scioglievole”, saporito, gustoso. Succulenza, golosità e fraganza in un sol boccone. La pizza si finisce senza alcuna fatica e si digerisce senza problemi, a testimonianza della frittura perfettamente eseguita.

 

 

Rheingau Riesling “Milestone” 2008 – Querbach

Rheingau Riesling "Milestone" 2008 - Querbach

Oggi ti parlo di Querbach, un importante rappresentante del riesling del Rheingau.

Riesling Oestrich Doosberg 2008 - Querbach
Riesling Oestrich Doosberg 2008 – Querbach

L’occasione mi è fornita dall’assaggio del seguente vino:
Rheingau Riesling Oestrich Doosberg “Milestone” 2008 – Querbach

Il vino, ottenuto dalla non facile annata 2008, si presenta con un bel colore giallo paglierino con riflessi dorati.
Il naso è molto fine ed stratificato: ananas poco maturo, mandarino, salvia, un tocco vegetale di clorofilla, leggere note di idrocarburi. Continua ad evolvere nel bicchiere sbuffando anche note di miele e spezie (cardamomo).
La bocca è secca, un’acidità agrumata sostiene il sorso che però evolve piuttosto rapidamente verso il finale. Gli manca forse un po’ di energia anche se la bevibilità è decisamente alta e la bottiglia evapora in men che non si dica.

83

Plus: olfatto molto ampio e fine, grande eleganza in bocca grazie ad un’acidità saporita e ben integrata.

Minus: bocca un po’ diluita, non così fitta, probabile lascito dall’annata 2008 piuttosto piovosa.

Nerello Mascalese v.v. 2006 – Calabretta

Nerello Mascalese v.v. 2006 - Calabretta

Austerità ed energia nel vino dell’Etna di cui ti parlo oggi. Un vino dell’azienda vinicola Calabretta ottenuto da viti centenarie di nerello mascalese e da affinamento molto prolungato (60 mesi) in botti di rovere di Slavonia.

Nerello Mascalese v.v. 2006 - Calabretta
Nerello Mascalese v.v. 2006 – Calabretta

Nerello Mascalese vigne vecchie 2006 – Calabretta

Colore molto integro, rosso rubino di media concentrazione.

Al naso per primo si affaccia il frutto rosso maturo (lamponi e fragole), poi la liquirizia ed il sottobosco, una nota più dolce di caramella alla violetta, il tamarindo.

La bocca è calda e ampia in ingresso, ma per nulla seduta, anzi la dinamica è scattante, il vino ancora giovane con un’acidità pronunciata a dare verticalità al sorso.

La chiusura è sapida su ritorni fruttati e floreali coerenti con quanto percepito all’olfatto.  Notevole la persistenza.

88

 

8 annate di Barbacarlo!

Non è la prima volta che ti parlo del Barbacarlo, il vino di Lino Maga ottenuto a Broni, Oltrepò Pavese, da uve Croatina, Uva Rara e Ughetta (Vespolina) nonché, pare, un po’ di Barbera. Un approfondimento sulla vigna e sulla sua storia la trovi in questo esaustivo articolo di Armando Castagno.

Barbacarlo in Verticale
Barbacarlo in Verticale

1994
Naso molto sfaccettato di ribes e fragoline, foglie secche e sottobosco, arancia e viola. Bocca leggera, agile, di grande dinamica nella sua progressione acida che dà al sorso grande profondità. Chiude sapido in souplesse ma piuttosto lungo.
Il più affascinante delle annate degustate in questa verticale.

1996
Ahimè, tappo.

2002
Scorza di agrumi, olive nere, rosa canina, corteccia. Sorso ampio con tannino molto fitto senza alcuna astringenza però. Chiude su ritorni di liquirizia.

2005
Vino più scuro dei precedenti: tocco animale, poi prugna, catrame, sottobosco. Bocca energica e fitta, alcol che in chiusura fa sentire il suo calore ma viene ben rintuzzato da un tannino ancora croccante.
Paradigmatico.

2009
Il vino meno felice di quelli assaggiati, con un naso molto sulla frutta cotta e velato da qualche imperfezione. La bocca risulta alcolica e amara in chiusura. Vino (forse bottiglia?) incompiuto.

2010
Olfatto molto intrigante: pepe nero, balsamico, cardamomo, cannella, poi frutta dolce (susina, fico), tocco floreale…Al sorso vi è una leggera carbonica che comunque svanisce nel calice dopo pochi minuti. Bocca secca, equilibratissima, salda e lunga.
Promettente.

2011
Al naso note ematiche e ferrose accompagnate da frutta scura matura. Vino in cui lo zucchero residuo non è completamente svolto ed infatti in ingresso la morbidezza prevale. Il vino risulta comunque piacevole grazie al sostegno di una buona acidità.
Preferisco le versioni “amare”, per usare il lessico con cui Lino Maga identifica le annate “secche”.

2015
Vino piuttosto dolce fin dal naso (confettura di amarena). Il sorso è segnato da un residuo zuccherino ben percepibile.
Poco equilibrato.